Balotelli, un italiano vero

Il brutto di Mario Balotelli – come spesso capita ai geni naïf, che acchiappano il vero al volo ma poi hanno paura della loro stessa intuizione e lo lasciano cadere a terra – è che poi si pente e chiede scusa. Così ieri, dopo, ha mandato il suo solito goffo sms di scuse – goffo come sono goffe le scuse dei bambini che non hanno nulla da farsi perdonare – al ministro Cécile Kyenge. Dopo che, come un felice e tamarrissimo italiano vero, se n’era rimasto in camera (a dormire, pare, lo sciagurato) snobbando alla grande il pallosissimo incontro informale tra una delegazione della Nazionale e il ministro dell’Integrazione. Tema, le solite balle su sport e razzismo.
10 SET 13
Ultimo aggiornamento: 14:43 | 6 AGO 20
Immagine di Balotelli, un italiano vero
Il brutto di Mario Balotelli – come spesso capita ai geni naïf, che acchiappano il vero al volo ma poi hanno paura della loro stessa intuizione e lo lasciano cadere a terra – è che poi si pente e chiede scusa. Così ieri, dopo, ha mandato il suo solito goffo sms di scuse – goffo come sono goffe le scuse dei bambini che non hanno nulla da farsi perdonare – al ministro Cécile Kyenge. Dopo che, come un felice e tamarrissimo italiano vero, se n’era rimasto in camera (a dormire, pare, lo sciagurato) snobbando alla grande il pallosissimo incontro informale tra una delegazione della Nazionale e il ministro dell’Integrazione. Tema, le solite balle su sport e razzismo: “La Nazionale di calcio è un bell’esempio di integrazione, il modello di quella che dovrebbe essere l’Italia del domani”, “la partita contro il razzismo è come quelle sul campo: non si gioca da soli”. Meglio dormirsela. Poi ha chiesto scusa, anche perché non è divertente farsi tirare le orecchie dal padre confessore della Federazione, Damiano Tommasi: “La mancata partecipazione di Mario Balotelli all’incontro col ministro è un fatto da chiarire all’interno del club Italia”. Meglio fingere di avere capito.
Ma come stanno le cose, da vero fuoriclasse, SuperMario l’aveva azzeccato al volo. Lui è italiano e nero, è nero e perfettamente italiano perché è bravo, sta bene nel suo paese e nel suo accento bresciano. E’ un italiano famoso nel mondo e non ha bisogno delle campagne ministeriali per difendere il suo diritto a essere quello che è già. Mentre Cécile Kyenge, che ai giornali piace più perché è nera che per quel che dice, bizzarro caso di razzismo al contrario è costretta dal ruolo a fare prediche sul dover essere. Un italiano vero non ha bisogno di starla ad ascoltare.